| Arriviamo? |
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| Written by Samuel | ||||||||||||||||||||||||||
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"Majestic", Grandi Navi Veloci: rotta Barcellona-Tangeri, 28.04.08. C'è un motivo per cui nessuno, dell'equipaggio, sa niente della navigazione? Nemmeno l'orario di arrivo: si attracca a Tangeri alle 14, no: alle 16, ora locale? no, d'Italia, ma alle 18. Non abbiamo due ore di differenza? Sì, da mezzanotte di ieri. E quindi a che ora arriviamo? Alle quattro. Ora locale? Non risponde e fa un caffé. Ok, è solo un barista. Ma qui ci vivono, accidenti: non fanno altro, tra un'andata e un ritorno hanno fatto fuori un'intera settimana (e, tanto per non restare con due giorni liberi su sette, come tutti gli altri cristiani, nei mesi estivi vanno pure a fare capatine in Sardegna). Ma forse proprio per questo si disinteressano del mondo esterno: è come se non esistesse più, in fondo, nient'altro che il Majestic. Dlin dlon. Diamo alcune informazioni ai signori passeggeri. Temperatura, velocità della nave, bla bla bla, l'arrivo a Tangeri è previsto per le 14:30. Un momento: Stan e io abbiamo il cartellino blu, ma senza numero. E, visto che non potevano essere da meno, Flavio e Bruna hanno un cartellino blu con su scritto "questo cartellino è rosa". Non sto scherzando. Finalmente Stan e io passiamo i controlli e riusciamo a sbarcare. Fermiamo le moto dentro un capannone che fa da dogana: veniamo presi d'assalto da uomini che ti chiedono il libretto e il passaporto. Compilano per noi un foglio da consegnare al poliziotto che li controlla, li firma, ne raccoglie qualcuno e li porta al suo superiore che li timbra, in batteria. Lì nel capannone / hangar /dogana c'è anche la casetta per le assicurazioni (10 giorni 55 euro) e per cambiare la valuta. Flavio e Bruna riescono a sbarcare pure loro (il rimorchio davanti a loro a momenti si portava via tutta la rampa; non c'è riuscito e ha lasciato sul posto il paraurti posteriore) e ci raggiungono. Ok, via: verso l'uscita. Il primo impatto con il traffico marocchino è da casa proprioa, Napoli o Roma che sia: niente di nuovo. Tutti sono fermi in una specie di colonna, tutti suonano il clacson. Le strade, invece, sono spesso coperte di sabbia, e l'impressione è di scivolare un po' ogni tanto, di essere instabili. Piano piano questa sensazione passa: o sono io che mi abituo, o sono le montagne a sbarrare il passo alla sabbia. Che dire, siamo arrivati in Africa. ;)
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